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Avevo alcuni problemi di gestione con il server per cui avevo avviato questo blog. Fortunatamente quei problemi sono stati risolti e preferisco tornare al mio vecchio blog per continuare, che potete trovare al seguente link:

http://curcumazenzero.blogspot.com/

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Yogurt al naturale – fatto a casa

In India ero abituato a mangiare lo yogurt fatto a casa. Yogurt con le paranthe, il pane fresco e croccante arrostito con un po’ di olio, era il mio favorito per la colazione. Peccato che la crescente ciccia e il colesterolo non permettono più quei piaceri, se non raramente e adesso, mangio lo yogurt al naturale con i cereali.
Fare lo yogurt fresco a casa è semplice. Lo facciamo così in casa nostra:
(1) Fare bollire il latte: io preferisco usare il latte parzialmente scremato, quello a lunga conservazione, perché non voglio andare a cercare latte fresco ogni giorno. Con questo latte lo yogurt è meno solido ma è buono e ha pochi grassi.
Mia moglie preferisce usare il latte intero fresco. Lo yogurt fatto con questo latte è quasi solido e cremoso.
E’ importante far bollire il latte prima di fare lo yogurt. Veramente non ho mai sperimentato per verificare se lo yogurt si poteva fare anche con il latte non bollito. Mia madre diceva che far bollire il latte serve per pulirlo da molti altri microorganismi che vivono dentro, così i lactobatteri responsabili per la yogurtificazzione del latte hanno il campo libero per agire.
Noi lo facciamo quasi sempre di sera, prima di andare a dormire.
(2) Lasciate raffreddare il latte affinché è tiepido.
(3) Aggiungete 1-2 cucchiai di yogurt al naturale al latte mescolate bene. Usiamo lo yogurt al naturale comprato al supermercato – delle volte ho usato lo yogurt fatto con latte scremato, altre volte ho usato lo yogurt fatto con latte intero – con entrambi i risultati sono stati buoni. State attenti a non usare il “crema di yogurt” che contiene dolcificanti.
(4) Assicurate che latte tiepido si mantiene alla temperatura tiepida per almeno un paio di ore. In India, le notte estive sono tiepide per cui è sufficiente lasciare il contenitore con il latte tiepido al aperto.
In Italia, anche di estate, le notti possono essere più fresche, per cui lasciamo il contenitore dentro il forno o dentro il microonde per la notte.
Di inverno invece, avvolgiamo il contenitore dentro uno scialle di lana che aiuta a mantenere la temperatura ideale, e poi, li mettiamo dentro il forno normale o dentro il forno a microonde. Quando fa molto freddo, mia moglie preferisce accendere la luce dentro il forno normale sopra il contenitore, perché dice che così si mantiene meglio la temperatura.
(5) La mattina dopo lo yogurt è pronto per essere consumato.
Alla mattina, mia madre appena controllato che yogurt era pronto, ne prendeva un cucchiaio da parte da tenere in una coppetta per la sera, per fare altro yogurt, per non dover andare a comprare altro yogurt dal mercato. Secondo lei, una colonia di lactobatteri che si abituava a crescere e vivere a casa era diversa da quello comprato al mercato, e faceva lo yogurt migliore. Per questo motivo, se eravamo stati fuori casa per qualche girono, e al ritorno, non avevamo la nostra coppetta per fare nuovo yogurt, lei preferiva andare dai vicini per chiederli per un po’ del loro yogurt.
(6) Altri trucchi per fare uno yogurt migliore: In India si dice che lo yogurt si fa dentro un contenitore di terracotta perché permette il latte a respirare meglio. Penso che terracotta aiuta perché permette il passaggio all’acqua, e la sua evaporazione, per cui lo yogurt è più solido.
Comunque in Italia, non abbiamo contenitori di terracotta e usiamo le pentole normali.
Un altro trucco è quello di aggiungere un cucchiaio di Marzena al latte prima che bolle e mescolarlo bene. Lo yogurt sarà più cremoso e denso.
Vi sono altre ricette legate allo yogurt come la ricetta per fare il “mishti dai” (yogurt dolce) che si fa nelle famiglie bengalesi e che mi piace molto. Magari un giorno vi parlerò anche di quelle ricette.
Intanto buona fortuna per fare il vostro yogurt. Non dimenticate di farmi sapere se riuscite a farlo bene.

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Seppie al latte di cocco

Mentre ragionavo quale nome dare a questa ricetta, il mio primo pensiero era di chiamarla, “Sepie alla Madrasi“. Madrasi, ciò è, una persona o qualcosa della città di Madras, la città sulla costa orientale del sud dell’India, oggi conosciuta con il nome di Chennai (il “ch” all’inizio della parola è un suono meta strada tra “ce” e “sce“). Una volta avevo cercato di spiegarlo ad una persona in India che non ha senso cambiare il nome della città, ma lui sosteneva che per gli abitanti del luogo, la città si chiamava da sempre Chennai, ma gli inglesi avevano deciso di chiamarla Madras e questo nome era solo un segno del colonialismo, per cui era meglio cambiarlo.
Avevo spiegato che in Europa, ogni paese decide come chiamare una città nella propria lingua e gli avevo fatto l’esempio di London che gli italiani chiamano Londra. Ma non c’era modo di convincerlo, forse perché dietro la parola “madrasi” stava un’altra ferita non nominata.
Da bambino avevo un amico Narayan, noi lo chiamavamo Nani. Quando qualche volta per scherzo, qualcuno lo chiamava “madrasi“, Nani si arrabbiava molto. A Nuova Delhi, dove ero cresciuto, tutte le persone del sud dell’India erano “madrasi“, non importava se venivano da Kerala o Karnataka o Andhra Pradesh, lontani centinaia di chilometri da Madras. Un po’ come in Italia alcune persone usano la parola “marocchino”, quando non è per dire che sei da Morocco ma è un modo di dire che “sei brutto, straniero, non gradito”.
Le parole possono urtare, fare male. Forse dietro il desiderio degli abitanti di Madras di cambiare il nome alla propria città, stava una ferita così? Poi, se le persone degli altri paesi chiamano una città in un altro modo, può anche andare bene, ma se sono le persone del tuo stesso paese che insistono a usare un altro nome, come succede in India, forse si può capire il desiderio di non volere quel nome?
A proposito di parole che non mi piacciono c’è la parola, “extra comunitario”. So che è solo una parola burocratica decisa dall’Unione Europea, ma come la si usa, diventa brutale perché ti toglie il diritto di sentirti parte della comunità dove hai scelto di vivere, escludendo la tua apartenenza.
Comunque, così ho deciso di non usare la parola “madrasi” nel titolo di questa ricetta! E ora dopo questa lezioncina sulla geografia sociale indiana, procediamo con la ricetta.
***
Ingredienti per 2-3 persone:
1 C di oilo, una cipolla rossa, due spicchi di aglio, 1 c di curcuma, 1 c di sale, 1 c di Barbecue masala (opzionale), 1 c di zucchero, un pizzico di peperoncino rosso (opzionale), 2 c di polpa di tamarindo, 150 cc di latte di cocco, 2 C di polpa di pomodoro, una manciata di coriandolo fresco (opzionale) e 250 gm di seppie lavate, pulite e asciugate.
Preparazione prima di iniziare la cottura:
Con un frullatore fate una pureé di cipolla e aglio.
Aggiungete un piccolo pezzo di tamarindo a un po’ di acqua tiepida, staccate la polpa dai semi se necessario e tenerlo di parte.

Cottura:
In un wok o una pentola aggiungete olio e pureé di cipolla e aglio, curcuma e barbecue masala. Fatelo friggere per circa 2-3 minuti sul fuoco alto finché la miscela inizia a staccarsi dai lati della pentola.

Aggiungete le seppie alla miscela e cucinateli per circa 5 minuti, mescolando molto spesso per evitare che si attaccano alla pentola.

Aggiungete il metà del latte di cocco, polpa di pomodoro, polpa di tamarindo, sale, peperoncino e zucchero. Mescolatelo per 3-4 minuti.

Ora aggiungete il resto del latte di cocco e mezzo bicchiere d’acqua. Quando il liquido comincia a bollire, abbassate il fuoco e lasciatelo cucinare scoperto per circa 10 minuti.

Se volete la salsa densa, aggiungete meno acqua o magari lo lasciate cucinare per un altro po’ affinché il liquido si assorbe, invece se lo dovete mangiare con riso in bianco, magari potete aggiungere più acqua per avere una salsa più liquida per bagnare il riso. Spargete sopra il coriandolo fresco, se vi piace e il piatto è pronto.

Come potete vedere, il mio coriandolo non era molto fresco. Non sempre lo trovo al negozio asiatico vicino al mercato delle erbe (Bologna), allora quando lo trovo, separo le foglie e li tengo congelato. Per cui cordiandolo non era croccante, ma mi piace il suo gusto e suo profumo anche se conosco qualcuno che lo odia.
Io l’ho fatto con la salsa molto densa e cremosa, era ottimo! Questo modo di cucinare con piccole variazioni è comune in molti paesi dell’Asia compreso lo Sri Lanka, Birmania e Tailandia, ma in India lo fanno così sopra tutto al sud.

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Chicken Biryani – Riso al pollo

Chicken Biryani o il riso con pezzettini di pollo delicatamente speziati, è un piatto famoso della città di Hyderabad nel sud dell’India. Le antiche ricette parlano di procedure complicate e lunghissime per cucinare questo piatto.
La mia ricetta è molto più pratica e veloce. Sicuramente il risultato finale di questa ricetta non è buona come alcuni Biryani che ho mangiato a Hyderabad, ma è stato ugualmente apprezzato dai nostri ospiti, i quali non erano mai stati in India! La mia ricetta è per 3 persone.

Prima parliamo della cottura del pollo. Servono: 200 gm di pollo senza ossa, tagliato a quadratini; 1 C di olio, 1 peperoncino verde piccante tagliato a pezzettini (non è obbligatorio, se non vi piace il piccante), e 2 spicchi di aglio grattugiati o in polpa.
In India, questo piatto viene fatto spesso con le cosce di pollo, ma personalmente preferisco farlo con carne di pollo senza ossa, tagliato in piccoli pezzettini, e lasciato marinare con un po’ di “Tandoori masala” per circa 1 ora (questa masala si trova nei negozi asiatici).
In un tegame, scaldate olio, aggiungete aglio, mescolate per circa 30 secondi sul fuoco alto, aggiungete peperoncino, cucinate per altri 30 secondi, aggiungete i pezzi di pollo e mescolate bene per circa 5-7 minuti. Spegnete il fuoco.

Ora è il momento di preparare il riso. Usate il riso indiano (Basmati) o pakistano (a chicchi lunghi) o il riso tailandese profumato. Per questa fase della cottura servono: 2 tazze di riso, 4 tazze di acqua, 1 pacchetto di zafferano, 1 c di sale e 1 c di garam masala (potete fare meno di aggiungere questo se lo volete con poche spezie).
Lavate il riso con acqua fredda finché l’acqua resta pulita. Ora aggiungete il riso sciacquato (senza la’acqua) e lo zafferano al tegame del pollo, e accendete il fuoco di nuovo. Mescolate il tutto per circa 1 minuto e aggiungete 4 tazze di acqua e 1 c di sale. (Se volete cucinare più riso, ricordate la formula per cucinare il riso indiano – sempre si usa il doppio di acqua per cucinare. Per esempio, con 3 tazze di riso, vi serviranno 6 tazze di acqua).
Mescolate il tutto e lasciatolo sul fuoco alto.

Quando vedete le prime bollicine nell’acqua (dopo circa 5-6 minuti di cottura), aggiungete 1 c di Garam Masala (se volete), mescolate e abbassate il fuoco al minimo, a coprite la pentola con un coperchio, lasciando una piccola fessura per far scappare il vapore.
Lasciate cuocere il riso sul fuoco minimo senza mescolare. Ogni tanto alzate il coperchio per vedere se tutta l’acqua si è prosciugata. Di solito ci vogliono 12-15 minuti per cucinare il riso in questo modo che dovrebbe lasciare i chicchi ben separati.
E’ pronto il riso biryani con pollo. Tipicamente, lo si mangia con yogurt bianco leggermente salato o al naturale, e un po’ di verdura cruda (cipolle, cetrioli, pomodori conditi con limone e sale).
Buon appetito. Fatemi sapere se vi riesce bene.
Nota: usate una pentola con il fondo pesante per evitare che il riso si attacchi al fondo della pentola durante la cottura.

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Zuppa di Tamarindo e Cocco

Questa non è una ricetta indiana, è una ricetta tailandese (zuppa Tom Yum) ma senza alcuni ingredienti fondamentali della cucina tailandese che ho sostituito con alcuni ingredienti indiani.

E’ una zuppa acerba, dove 3 ingredienti – pomodoro, tamarindo e limone, contribuiscono alla costruzione del gusto acerbo.

In Italia il gusto acerbo non fa parte normale delle ricette se non l’insalata condita con l’aceto o con il limone. Altrimenti non mi ricordo di aver assaggiato un piatto italiano del gusto acerbo. Invece in India, il gusto acerbo occupa uno spazio particolare nell’immaginario popolare. Secondo le credenze popolari, è il gusto amato dalle donne incinta. E’ anche un gusto importante per gli snack o le merendine salate. Avevo assaggiato la zuppa Tom Yum in Tailandia e ho voluto provare a ricreare quel gusto acerbo, ma con qualche variazione personale.

Ecco gli ingredienti che ho usato per questa ricetta:

  • una cipolla rossa, 2 spicchi di aglio, un peperoncino verde (non piccante), un cubetto di zenzero (circa 2 x 2 cm)
  • un quadrato di tamarindo (4 x 4 cm) lasciato in acqua calda per circa 20 minuti
    un cucchiaino di semi di cummino, sale secondo i gusti personali, 1 cucchiaio di olio di semi
    2 pomodori pelati, una scatola di latte di cocco (400 ml), 1 cucchiaino di brodo granulare al gusto verdure
  • 200 gm petto di pollo tagliato a strisce
  • 50 gm di spaghetti cinesi o tailandesi o asiatici (ho usato quelli dello Sri Lanka)
    1 limone

Metodologia:

Frullare cipolla, aglio, peperoncino e zenzero per avere un puré.

Scaldare olio e semi di cummino in una pentola anti aderente per circa 1 minuto, aggiungere il puré di cipolla, aglio, ecc. e mescolare bene sul fuoco alto per altri 2 minuti. Aggiungere i pomodori pelati, brodo granulare e cucinare per circa 3-5 minuti, mescolando il tutto periodicamente.

Aggiungere il latte di cocco e sale, lasciare a cuocere sul fuoco basso per circa 5 minuti.

Arrostite o friggete a parte le strisce di pollo e poi tagliateli in piccoli pezzettini croccanti, teneteli da parte. (Per un piatto vegetariano, potete sostituire il pollo con le patate).


Schiacciate bene il tamarindo nell’acqua e passate la miscela da un passino per separare le parte solide e avere una salsa di tamarindo. Aggiungete questa salsa alla pentola e mescolatela bene.

Adesso aggiungete il pollo e spaghetti asiatici, lasciateli cucinare per circa 2 minuti e togliete la zuppa dal fuoco. Aggiungete il succo di 1 limone e servite la zuppa calda.

Eventualmente potete preparare la zuppa fino all’aggiunta di Tamarindo in anticipo e lasciatelo riposare. Quando è ora di servire, fatelo scaldare, aggiungete pollo e spaghetti e alla fine il limone.

E’ un piatto fresco e appetitoso, pieno di vitamina C.

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Batata poha

La ricetta di oggi viene da Mumbai, la capitale dello stato di Maharashtra nel centro ovest dell’India. Purtroppo in questi giorni la città di Mumbai è diventato il triste teatro di un attacco terroristico, ma sono sicuro che la gente di Mumbai riuscirà a superare questi giorni difficili. Per ricordare gli amici e parenti che vivono in questa bella città, ho pensato che forse oggi vi potevo presentare una ricetta semplice ma molto carina – la ricetta di Batata poha, ciò è patate con riso schiacciato.

E’ una ricetta vegeteriana e di solito lo si mangia come uno snack a meta mattinata o per colazione.

Ingredienti: vi serve Poha o il riso schiacciato (detto anche “pawa”) per questo piatto. Nei negozi asiatici troverete Poha di diverso spessore – per questa ricetta va meglio la varietà media, “Medium Pawa”. Oltre a 2 tazze di poha, per 4 persone vi serviranno i seguenti ingredienti: 1 patata sbucciata e tagliata a cubetti piccoli, mezza cipolla tagliata fine, mezzo peperoncino verde tagliato a pezzettini (opzionale), 1/2 cucchiaino di semi di mustarda, 1/2 cucchiaino di polvere di curcuma, 1 cucchiaio di olio di semi e sale secondo i vostri gusti e 1 limone.

Come si fa: Mettete poha dentro un passino e bagnate bene sotto acqua il tutto per circa 1-2 minuti, lasciatelo sgocciolare.

Cucinate i cubetti di patate in un forno a micro onde per circa 2 minuti.

Aggiungete curcuma e sale al poha e mescolate lì bene e tenete la miscela da parte

In un wok anti aderente (wok è una pentola con fondo un po’ profondo ma forse va bene qualunque pentola anti aderente), aggiungete olio e semi di mustarda e mettetelo su fuoco alto finche sentite lo scricchiolio dei semi che si scoppiano. Aggiungete cipolla e peperoncino, mescolate il tutto per circa 1 minuto, aggiungete le patate semicotte, mescolate il tutto per altri 2-3 minuti. Aggiungete 2 cucchiai di acqua al wok, abbassate il fuoco e coprite il wok con un coperchio per circa 5 minuti.

Aggiungete il poha bagnato al wok, alzate la fiamma e mescolate il tutto per circa 5 minuti. Togliete la pentola dal fuoco. Quando si è raffreddato un po’ aggiungete il succo di limone. Batata poha è pronta da mangiare.
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Imli Mushrooms (Funghi al Tamarindo)

Parlavo con un mio collega di lavoro, il quale mi raccontava della proposta di affitto ricevuta da un gruppo di persone del Bangladesh. Queste persone vogliono aprire una rosticceria indiana-bengalese sotto la sua casa.

Mi sono ricordato di un film di Bollywood, uscito circa 30 anni fa che si chiamava, “Ik duge ke liye” (Fatti l’uno per l’altro), una storia di amore tormentata e tragica tra un ragazzo dello stato di Tamilnadu con una ragazza del Pungiab. Il Pungiab si trova nel nord dell’India e il Tamilnadu nel sud dell’India. Anche se si parla spesso della “cucina indiana”, di fatto non esiste nessuna “cucina indiana”, esistono tante cucine indiane, una diversa per ogni regione dell’India. I piatti che si trovano nella maggior parte dei ristoranti indiani (anche quelli gestiti dalle persone del Pakistan e del Bangladesh) sono spesso i piatti di una cucina molto specifica del nord-ovest dell’India. In questo film, le due famiglie odiavano gli odori che venivano dalla cucina dell’altra famiglia.

Se due famiglie da due diverse parti dell’India, non sopportano gli odori delle reciproche cucine, come fanno gli europei a sopportare questi odori? Conosco vicini che odiano l’odore di cipolla fritta che viene dalla casa dei loro vicini bengalesi. Forse anche i nostri vicini hanno problemi quando decidiamo di cucinare all’Indiana?

Comunque consigliai il mio collega di andare a mangiare in un ristorante bengalese e sentire bene gli odori prima di decidere se voleva averli sotto la sua casa tutte le sere.

La ricetta di oggi ha il tamarindo, una materia usata rare volte nelle varie cucine del nord dell’India, invece lo si usa molto più spesso nel sud dell’India. Questa ricetta viene dalla cucina di Chettinad, una regione dello stato di Andhra Pradesh nel sud est dell’India. La cucina di Chettinad è caratterizzata da 3 ingredienti – aglio, pepe nero e tamarindo.

Da bambino amavo mangiare il tamarindo. Il frutto di tamarindo cresce sugli alberi che si somigliano nella forma ad un’acacia e il frutto somiglia ad un lomento di fagiolini verdi, ma ha la scorza più spessa e dura. Quando il frutto è maturo la scorza diventa marrone e secca. Dentro il frutto c’è una polpa color marrone scuro o quasi nero, molto densa e fibrosa con tanti semi di medie dimensioni nascosti dentro la polpa. Se mangiato crudo, la polpa di tamarindo ha un gusto molto forte, un gusto dolce e amaro allo stesso momento, che si può paragonare al gusto del limone, anche se i due gusti sono completamente diversi.

Mentre preparavo questo piatto, ho ceduto alla tentazione di leccarmi le dita coperte dalla polpa di tamarindo e insieme al forte gusto ho sentito un fremito di piacere mescolato alla nostalgia che mi ha riportato subito alla mia infanzia!

Ora, basta con le chiacchiere e andiamo a parlare della ricetta. La ricetta originale di Chettinad è molto piccante, ma la mia variazione della ricetta lo è molto meno.

Ingredienti: Una cipolla, 2 spicchi di aglio, un peperoncino verde (opzional), olio di oliva, funghi tagliati a fette non molto sottili (circa 500 gm), tamarindo (circa 2,5 cm quadrato), sale secondo i gusti e personali e pepe nero.

In una coppetta, lasciate il pezzo del tamarindo al bagno in qualche cucchiaio di acqua calda.

Preparazione: Mettete sul fuoco 1 C di olio, aglio, cipolla e peperoncino tagliati a pezzettini e fateli rosolare per circa 1 minuto. Aggiungete i funghi, il sale e il pepe nero secondo i vostri gusti.

Uscirà l’acqua dei funghi, lasciate il tutto sulla fiamma bassa affinché l’acqua si asciughi.

Con un cucchiaio mescolate il tamarindo nella coppetta affinché la polpa sia mescolata bene con l’acqua e ora versate i contenuti della coppetta in un piccolo passino da thé sopra i funghi. Solo l’acqua del tamarindo (senza i semi e le fibre) andrà nei funghi. Alzate la fiamma e mescolate i funghi per 1 minuto.

Sono pronti i funghi al tamarindo.

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